Di Badelj fioretto e Sanchez scimitarra

di RiDotto

Poco meno di 10 minuti dalla conclusione della contesa e oltre il limite di gesso dell’area Milan Badelj appetto alla porta calcia potente d’incontro e vincola la palla ad una traiettoria tesa lungo l’erba. Kalinic posizionato in fuorigioco ne asseconda il corso scansandola divaricandosi finché giunta al palo avversario rimbalza in rete. Goal convalidato che nessuno dei romanisti avversari della Fiorentina nell’immediato protesta viziato. Goal che assegna il successo alla Fiorentina, tre punti e una spinta vigorosa per un atteso rilancio, anche se il risultato premia oltre i meriti la squadra viola. Ben altro i romanisti avevano reclamato quando Tomovic e Dzeko in area viola in abbraccio anaffettivo precipitavano stesi. Non siamo all’Olimpico e arbitra Rizzoli che valutava corretto l’intervento del serbo e insormontabile il gigante romanista. 

La gara tutt’altro che avvincente è disputata da entrambi i contendenti con ritmo forsennato che cagiona errori tecnici reiterati. Il comparto arretrato ben avversa la pressione ostile e se pur con affanno Tatarusanu, Gonzalo Rodriguez e Astori prestano opposizione efficace. Milic che Sousa predilige a Maximiliano Oliveira carente in quella fase, li assiste nell’arginare l’incursioni rapide di Salah ma pregiudicando così l’afflusso del giuoco che l’uruguagio produrrebbe e che il croato pur volenteroso invece dissipa.

Ma su tutti si erge l’atro taurino Sanchez, potenza ubiqua predominante. Non vanta solo dinamismo che perpetua nel decorso di tutto il tempo di giuoco; ma anche e soprattutto si svela sagace mobilitandosi dove l’azione si sviluppa e presentendone gli esiti guadagna puntuale la posizione e soccorre il compagno offrendosi per il disimpegno. Affermo che la cosiddetta visione di giuoco può esser appannaggio dello spettatore sugli spalti, in campo è solo pregio la pre-visione di giuoco ed è risorsa dell’irsuto colombiano. Arduo adesso prevedere la formazione titolare priva della sua presenza.

Infine conforta osservare l’abbraccio unanime e collettivo di tutta la squadra alla scadere del tempo. Forse gesto che denuncia il sollievo da tensioni acute accumulate e forse coesione sentimentale di tutto l’organico.  Nell’un caso come nell’altro è di buon auspicio.

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